Gli Stati Uniti continuano a rappresentare una destinazione importante per le imprese italiane che desiderano espandersi oltre i confini europei. Le relazioni commerciali tra i due Paesi sono già consolidate: gli Stati Uniti costituiscono il principale mercato di esportazione extra-UE dell’Italia, mentre gli investimenti diretti italiani negli USA hanno raggiunto un valore complessivo di 54,7 miliardi di dollari nel 2024, secondo i dati del Dipartimento del Commercio statunitense pubblicati nel 2026.
Tuttavia, esportare negli Stati Uniti e stabilirvi una presenza aziendale sono due attività molto diverse. Le imprese che intendono andare oltre le esportazioni devono valutare come strutturare le proprie attività, dove localizzarle e in che modo gli obblighi fiscali statunitensi si integreranno con quelli dell’attività già esistente in Italia.
Oltre le esportazioni
Per molte imprese italiane, il rapporto con il mercato statunitense inizia attraverso esportazioni, distributori o partner commerciali. Questo approccio consente di verificare la domanda e sviluppare relazioni con i clienti senza dover necessariamente stabilire fin da subito una presenza permanente nel Paese.
Con la crescita delle attività, tuttavia, operare esclusivamente dall’Italia può diventare limitante. Una presenza locale può garantire una maggiore vicinanza ai clienti e alle reti commerciali, ma comporta anche ulteriori responsabilità relative al personale, alle sedi operative, alla fiscalità e agli obblighi dichiarativi.
La prima domanda da porsi dovrebbe quindi riguardare le effettive esigenze dell’impresa rispetto a una presenza negli Stati Uniti. Un’azienda che necessita di una rappresentanza commerciale locale potrebbe richiedere una struttura molto diversa da quella di un’impresa che intende avviare attività produttive, assumere un numero significativo di dipendenti o effettuare investimenti a lungo termine nel Paese.
Scegliere la struttura societaria più adatta
Non esiste un’unica struttura adatta a tutte le imprese italiane che intendono entrare nel mercato statunitense. A seconda delle attività previste, un’azienda potrebbe costituire una società controllata negli Stati Uniti oppure operare attraverso un’altra forma di entità locale. Questa scelta influisce sulla tassazione, sulla responsabilità, sugli adempimenti amministrativi e sulle modalità di trasferimento degli utili tra Stati Uniti e Italia.
Le imprese devono inoltre comprendere quando le proprie attività possano configurare l’esercizio di un’attività commerciale o imprenditoriale negli Stati Uniti (US trade or business) oppure determinare la presenza di una stabile organizzazione. La Convenzione tra Italia e Stati Uniti contro le doppie imposizioni fornisce un quadro di riferimento per il trattamento di determinate categorie di redditi transfrontalieri e utili d’impresa, ma la sua applicazione dipende dalle circostanze specifiche di ciascuna società.
È importante sottolineare che la costituzione formale di un’entità statunitense non è sempre necessaria affinché sorgano obblighi fiscali. L’Internal Revenue Service (IRS) conferma che una società estera può essere considerata impegnata in un’attività commerciale o imprenditoriale negli Stati Uniti in funzione delle attività svolte, anche quando dipendenti operano nel Paese per suo conto.
Per questo motivo, è fondamentale valutare le implicazioni fiscali man mano che le attività negli Stati Uniti si sviluppano, senza attendere necessariamente la costituzione di una società controllata.
Comprendere gli obblighi fiscali federali e statali
La fiscalità federale rappresenta soltanto una parte del quadro normativo statunitense. Ogni Stato prevede requisiti specifici in materia di imposizione societaria, imposte sulle vendite, rapporti di lavoro e registrazione delle imprese. Costituire una società in uno Stato può quindi comportare conseguenze economiche e fiscali diverse rispetto a operare in un altro.
Le decisioni relative alla localizzazione dovrebbero considerare la disponibilità di personale qualificato, la logistica, i costi immobiliari, gli incentivi e le attività previste dall’impresa, oltre agli obblighi fiscali statali e locali.
Inoltre, la Convenzione fiscale tra Italia e Stati Uniti può offrire protezione contro determinate forme di doppia imposizione, mentre le operazioni tra le società italiane e statunitensi possono comportare ulteriori considerazioni in materia di prezzi di trasferimento (transfer pricing), ritenute fiscali e obblighi dichiarativi.
Pianificare i rapporti tra Italia e Stati Uniti
Una società statunitense continuerà spesso a scambiare beni, servizi, proprietà intellettuale o finanziamenti con la propria società madre italiana o con altre imprese collegate.
Questi rapporti devono essere strutturati correttamente. I prezzi applicati nelle operazioni tra società appartenenti allo stesso gruppo devono rispettare i principi applicabili in materia di transfer pricing, mentre i pagamenti transfrontalieri possono comportare conseguenze fiscali e obblighi di comunicazione.
Anche le modalità di finanziamento meritano attenzione prima che l’attività statunitense inizi a crescere. L’equilibrio tra capitale proprio, finanziamenti tramite debito e ricavi generati localmente può influire sui flussi di cassa e sulla tassazione, così come le successive modalità di rimpatrio degli utili in Italia.
Definire correttamente questi aspetti fin dall’inizio è notevolmente più semplice rispetto a dover riorganizzare la struttura una volta che l’attività statunitense si è consolidata.
Comprendere il mercato
L’efficienza fiscale, da sola, non può garantire il successo di un’espansione negli Stati Uniti. Il Paese comprende mercati regionali ampi e diversificati, caratterizzati da differenze nella domanda, nella concorrenza, nei costi operativi e nelle pratiche commerciali. Di conseguenza, un modello di business che funziona con successo in Italia non è necessariamente trasferibile direttamente al mercato americano.
Le imprese dovrebbero condurre ricerche di mercato per comprendere dove si concentra la domanda, come operano i concorrenti e se i prezzi proposti rimangono sostenibili una volta considerati i costi logistici, i dazi doganali, la fiscalità locale e le spese operative.
Per le piccole e medie imprese, un approccio graduale può risultare particolarmente vantaggioso. Testare il mercato prima di impegnare risorse significative offre l’opportunità di sviluppare una conoscenza diretta del contesto locale e verificare se le ipotesi iniziali alla base dell’espansione trovano riscontro nella realtà.
Studio Gullì: una presenza su entrambe le sponde dell’Atlantico
La capacità di Studio Gullì di supportare le attività imprenditoriali tra Italia e Stati Uniti è rafforzata dalla sua presenza diretta in entrambi i Paesi.
La costituzione di Studio Gullì America a New York offre un punto di riferimento locale per le imprese che intendono esplorare il mercato statunitense, in coordinamento con le competenze già consolidate dello Studio in Italia.
Questa presenza consente di affrontare le decisioni transfrontaliere considerando entrambe le prospettive. Studio Gullì affianca i clienti nelle ricerche di mercato, nei processi di internazionalizzazione, nella pianificazione finanziaria e fiscale e negli aspetti amministrativi legati all’avvio di attività all’estero.
Per un’impresa italiana, l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente quello di costituire una società americana. La struttura scelta deve essere coerente con le esigenze dell’azienda e con le caratteristiche del mercato in cui intende operare.
Un supporto che va oltre Italia e Stati Uniti
Le imprese che operano a livello internazionale raramente limitano le proprie attività a due sole giurisdizioni, con conseguenti ulteriori implicazioni fiscali e normative. Fornitori, clienti, investitori e altre società del gruppo possono infatti trovarsi in Paesi diversi.
In qualità di membro esclusivo per l’Italia di IR Global per i servizi contabili (Accounting Services), Studio Gullì fa parte di una rete internazionale di professionisti specializzati in ambito legale, finanziario e consulenziale, presente in oltre 165 giurisdizioni.
L’accesso a competenze locali in tutto il mondo rappresenta un valore importante quando l’espansione di un’impresa italiana coinvolge ulteriori mercati, catene di approvvigionamento internazionali o strutture societarie più articolate.
Pianificare correttamente l’espansione negli Stati Uniti
Le dimensioni del mercato statunitense lo rendono particolarmente interessante, ma richiedono anche un’attenta preparazione. Struttura societaria, localizzazione, fiscalità e sostenibilità commerciale sono decisioni strettamente collegate, e le scelte effettuate nelle fasi iniziali possono influenzare significativamente lo sviluppo futuro dell’attività.
Per le imprese italiane pronte ad andare oltre le esportazioni, stabilire una presenza negli Stati Uniti rappresenta una fase importante del percorso di crescita internazionale.
Grazie alla propria presenza operativa in Italia e negli Stati Uniti, Studio Gullì può affiancare le imprese nella valutazione di questo passaggio, offrendo una prospettiva integrata su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Per maggiori informazioni su come Studio Gullì può supportare l’espansione della vostra impresa negli Stati Uniti, contattate il nostro team: https://www.studio-gulli.com/contatti/





